Beppe Grillo

 
Il fenomeno Grillo e le dilaganti polemiche che esso ha scatenato mi induce una riflessione, non certamente di carattere politico sia perchè non sarebbe questa la sede adatta sia perchè ognuno la può pensare come vuole.
 
La mia riflessione attiene all’ambito socio-comunicativo che è certamente più di mia pertinenza.
 
Il fenomeno Grillo è tale dal punto di vista comunicativo secondo me, non tanto per il modo urlato di andare in piazza a spiattellare le manchevolezze della classe politica quanto per gli strumenti che egli utilizza.
 
E’ lì a mio avviso la vera rivoluzione.
 
Finora, chi voleva comunicare qualcosa si avvaleva dei più normali mezzi di comunicazione. Io stesso convoco conferenza stampa, redigo comunicata stampa. Insomma esporsi significava coinvolgere la stampa ed avvalersi della sua funzione principe che è appunto quella di informare.
 
Ebbene Grillo fa esattamente il contrario.
Aggira la stampa. La Bypassa completamente, riproponendo un personalismo comunicativo utilizzato a mia memoria da un grandissimo personaggio come Marthin Luther King.
 
Nella mia formazione accademica mi è stato insegnato che il ruolo del giornalismo è anche quello di salvaguardare il lavoro della politica a vantaggio di un’informazione libera.
Il fenomeno Grillo evidenzia che per giungere davvero a parlare dei problemi reali della gente bisogna superare anche il filtro della stampa, accusata di essere anch’essa al servizio del potere, cieca o ancor peggio muta di fronte alle reali istanze dei cittadini.
 
Per come la vedo io è come una sorta di rivoluzione comunicativa, favorita ed in parte agevolata dai blog, ma che comunque evidenzia le mancanze anche del sistema informativo che forse con troppa timidezza si pone come raccoglitore e diffusore dei bisogni della gente.
 
Del resto già ‘Le Iene’ o ‘Striscia la Notizia’ in parte hanno scoperchiato questo problema: Grillo secondo me l’ha attualizzato ai problemi dell’ambiente, della politica, della finanza.
 
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Beppe Grillo

 
Il fenomeno Grillo e le dilaganti polemiche che esso ha scatenato mi induce una riflessione, non certamente di carattere politico sia perchè non sarebbe questa la sede adatta sia perchè ognuno la può pensare come vuole.
 
La mia riflessione attiene all’ambito socio-comunicativo che è certamente più di mia pertinenza.
 
Il fenomeno Grillo è tale dal punto di vista comunicativo secondo me, non tanto per il modo urlato di andare in piazza a spiattellare le manchevolezze della classe politica quanto per gli strumenti che egli utilizza.
 
E’ lì a mio avviso la vera rivoluzione.
 
Finora, chi voleva comunicare qualcosa si avvaleva dei più normali mezzi di comunicazione. Io stesso convoco conferenza stampa, redigo comunicata stampa. Insomma esporsi significava coinvolgere la stampa ed avvalersi della sua funzione principe che è appunto quella di informare.
 
Ebbene Grillo fa esattamente il contrario.
Aggira la stampa. La Bypassa completamente, riproponendo un personalismo comunicativo utilizzato a mia memoria da un grandissimo personaggio come Marthin Luther King.
 
Nella mia formazione accademica mi è stato insegnato che il ruolo del giornalismo è anche quello di salvaguardare il lavoro della politica a vantaggio di un’informazione libera.
Il fenomeno Grillo evidenzia che per giungere davvero a parlare dei problemi reali della gente bisogna superare anche il filtro della stampa, accusata di essere anch’essa al servizio del potere, cieca o ancor peggio muta di fronte alle reali istanze dei cittadini.
 
Per come la vedo io è come una sorta di rivoluzione comunicativa, favorita ed in parte agevolata dai blog, ma che comunque evidenzia le mancanze anche del sistema informativo che forse con troppa timidezza si pone come raccoglitore e diffusore dei bisogni della gente.
 
Del resto già ‘Le Iene’ o ‘Striscia la Notizia’ in parte hanno scoperchiato questo problema: Grillo secondo me l’ha attualizzato ai problemi dell’ambiente, della politica, della finanza.
 

la saggezza di un bambino

 
"con la fantasia si può fare tutto" 
 
ecco la saggezza del mio nipotino che pur avendo solo 5 anni, o forse proprio grazie a quello, mi ha ricordato ieri sera qualcosa che non ricordavo più, forse per via dell’età, delle disillusioni, della vita. 
 
In realtà non ricordo se c’ho mai creduto.
 
Ma lui ci crede e allora mi voglio fidare di lui.
Di un bambino di 5 anni.
 
E mi piace provare a pensare che grazie alla fantasia si possa davvero vivere una vita migliore, fatta di sogni e piena di tutte quelle cose che vorremmo e che non possiamo avere ma solo immaginare, proprio grazie alla fantasia.
 
Mi viene in mente quante volte ho sentito dalle persone una frase del tipo: "Io non ho fantasia".
Cosa c’è di più triste di non sapere più sognare? 
ma ancor di più: cosa c’è di più triste di essere convinti di non saper più sognare e di non poter avere ancora fantasia?
 
Io mi fido di un bambino di 5 anni, ho deciso.
 
Mi viene in mente un vecchio film di Vittorio De Sica ‘Pane, Amore e Fantasia’.
Un povero non aveva che un tozzo di pane da mangiare. Alla domanda del maresciallo Carotenuto (V. Gassman) su come fosse ripieno il suo panino, quel poveretto guardandolo vuoto disse: ‘Fantasia’.
 
Ecco quindi la dimensione più semplice dell’essere.
Quella stessa di cui parlava San Francesco d’Assisi.
Quella che un bambino di 5 anni mi ha fatto riscoprire. 

la saggezza di un bambino

 
"con la fantasia si può fare tutto" 
 
ecco la saggezza del mio nipotino che pur avendo solo 5 anni, o forse proprio grazie a quello, mi ha ricordato ieri sera qualcosa che non ricordavo più, forse per via dell’età, delle disillusioni, della vita. 
 
In realtà non ricordo se c’ho mai creduto.
 
Ma lui ci crede e allora mi voglio fidare di lui.
Di un bambino di 5 anni.
 
E mi piace provare a pensare che grazie alla fantasia si possa davvero vivere una vita migliore, fatta di sogni e piena di tutte quelle cose che vorremmo e che non possiamo avere ma solo immaginare, proprio grazie alla fantasia.
 
Mi viene in mente quante volte ho sentito dalle persone una frase del tipo: "Io non ho fantasia".
Cosa c’è di più triste di non sapere più sognare? 
ma ancor di più: cosa c’è di più triste di essere convinti di non saper più sognare e di non poter avere ancora fantasia?
 
Io mi fido di un bambino di 5 anni, ho deciso.
 
Mi viene in mente un vecchio film di Vittorio De Sica ‘Pane, Amore e Fantasia’.
Un povero non aveva che un tozzo di pane da mangiare. Alla domanda del maresciallo Carotenuto (V. Gassman) su come fosse ripieno il suo panino, quel poveretto guardandolo vuoto disse: ‘Fantasia’.
 
Ecco quindi la dimensione più semplice dell’essere.
Quella stessa di cui parlava San Francesco d’Assisi.
Quella che un bambino di 5 anni mi ha fatto riscoprire. 

Accademia Benevento: ottimo l’inizio

 
Primo impegno ufficiale e prima vittoria per l’Accademia Volley Benevento.
Il 3-0 inferto all’Orion Volley napoli che disputerà il campionato di serie B2 non è certamente molto indicativa dal punto di vista tecnico, ma cominciare bene vincendo è meglio che cominciare male perdendo: su questa massima direi che possiamo essere tutti d’accordo.
 
Squadra titolare per 6/7 con Simo in diagonale con Mariangela Di Cecca (per l’assenza di Chiara Marchetto ancora infortunata), Silvia Tosti e Monica Pierantoni le schiacciatrici, Ildi Voith e Daniela Stabile i centrali, Marianna Iadarola libero.
 
La società ha comunicato alla squadra che Monica Pierantoni sarà capitano e Simo vice-capitano.
 
Buono l’esordio di Simo con la nuova maglia numero 16 per ora, che diventerà 1+6 non appena arriveranno le divise ufficiali.
La velocità non è ancora quella dei tempi migliori e la precisione è perfettibile, ma siamo abituati fin troppo bene e comunque posso giurare che s’è vista un’alzata di tocco ad una mano in 2 che merita ben altro palcoscenico che la B1.
 
Piccola nota logistica: il PalaTedeschi dove gioca l’Accademia è il palazzetto più grande dove abbia mai visto Simo giocare http://www.accademiavolley.it/societa/campi2005.asp
 
Per chi viene da 3 anni nel palas di Casette d’Ete, capienza 450 posti e altezza minima consentita, abituarsi a giocare in una cattedrale non deve essere per nulla facile.
 
Squadra in campo mercoledì ancora per la Coppa Italia e poi weekend a Brindisi per un bel torneo con l’Assi Telcom Brindisi (formazione di B1 e prossima avversaria dell’Accademia in campionato) e due formazioni di A2: Stamplast San Vito dei Normanni e Mancini Iveco Florens Castellana Grotte.
 

Accademia Benevento: ottimo l’inizio

 
Primo impegno ufficiale e prima vittoria per l’Accademia Volley Benevento.
Il 3-0 inferto all’Orion Volley napoli che disputerà il campionato di serie B2 non è certamente molto indicativa dal punto di vista tecnico, ma cominciare bene vincendo è meglio che cominciare male perdendo: su questa massima direi che possiamo essere tutti d’accordo.
 
Squadra titolare per 6/7 con Simo in diagonale con Mariangela Di Cecca (per l’assenza di Chiara Marchetto ancora infortunata), Silvia Tosti e Monica Pierantoni le schiacciatrici, Ildi Voith e Daniela Stabile i centrali, Marianna Iadarola libero.
 
La società ha comunicato alla squadra che Monica Pierantoni sarà capitano e Simo vice-capitano.
 
Buono l’esordio di Simo con la nuova maglia numero 16 per ora, che diventerà 1+6 non appena arriveranno le divise ufficiali.
La velocità non è ancora quella dei tempi migliori e la precisione è perfettibile, ma siamo abituati fin troppo bene e comunque posso giurare che s’è vista un’alzata di tocco ad una mano in 2 che merita ben altro palcoscenico che la B1.
 
Piccola nota logistica: il PalaTedeschi dove gioca l’Accademia è il palazzetto più grande dove abbia mai visto Simo giocare http://www.accademiavolley.it/societa/campi2005.asp
 
Per chi viene da 3 anni nel palas di Casette d’Ete, capienza 450 posti e altezza minima consentita, abituarsi a giocare in una cattedrale non deve essere per nulla facile.
 
Squadra in campo mercoledì ancora per la Coppa Italia e poi weekend a Brindisi per un bel torneo con l’Assi Telcom Brindisi (formazione di B1 e prossima avversaria dell’Accademia in campionato) e due formazioni di A2: Stamplast San Vito dei Normanni e Mancini Iveco Florens Castellana Grotte.
 

Metti una serata storta

 
Che c’è di meglio di una bella partita a calcetto tra amici? è l’occasione per divertirsi, ritrovarsi, sbeffeggiarsi, farsi una pizza a fine gara.
 
Metti quindi che ti prendi la briga di organizzarla anche perchè se non lo fai tu non si giocherebbe mai, chiami tutti, ti segni i giorni disponibili di ognuno, prenoti il campo, cerchi di fare squadre equlibrate, ti accerti che tutti abbiano capito ora, luogo, giorno, anno e colore della maglia da portare.
Metti che ce la fai e si arriva tutti più o meno puntuali.
 
Metti che le squadre vedono da una parte te e poi un ex giocatore ora mister, un ex giocatore ora nuotatore, un ex giocatore ora impiegato regionale e in più papà, un ex giocatore che si sente un po’ troppo vecchio per essere ancora un giocatore pur avendo 30 anni. Dall’altra parte un ex attaccante ora portiere ma che spera di tornare presto un calciatore, e 3-4 che forse veri giocatori non sono stati mai se non forse  da ragazzi.
 
Metti che si comincia a giocare e alla prima azione ti giri la caviglia e ti rovini la serata e cmq falsi anche la partita perchè il tuo apporto alla causa della tua squadra è circa il 15% di quanto potresti fare.
 
Metti la sera a casa col ghiaccio, 2 gg di unguenti vari e la notte che ti svegli ogni volta che ti giri nel letto.
 
Metti la sfiga.
 
Metti che nonostante le parolacce e gli insulti a te stesso, convinto che 10 anni fa non ti sarebbe capitata una cosa del genere, senti già che non vedi l’ora di organizzarne un’altra.